lunedì, 23 gennaio 2006
                          GLI ANNI SETTANTA

La musica italiana  degli anni  settanta si caratterizza per il modo in cui  è sorta, cosi prepotentemente, uscendo fuori dagli schemi,proponendosi  su  modelli nuovi rispetto al passato. I cambiamenti che affiorano in quegli anni sullo sfondo della politica, basta ricordare il sessantotto, si ripercuote anche in vari campi artistici tra cui il cinema e appunto, soprattutto la musica.
I nuovi cantanti di allora, che qualcuno volle chiamare "cantautori",iniziarono per la prima volta, a fare "politica" con la musica. Non mancarono le polemiche.

In queste pagine incontreremo vari artisti, le loro biografie, discografie.
Per questo apetto vostro materiale, che vorrete pubblicare, per far crescere insieme questo blog!!!

A presto,
Roberto



 

Tanto per cominciare.............

...........una biografia di Antonello Venditti.


Antonello Venditti
La carriera artistica di Antonello Venditti, al secolo Antonio, nasce al Folkstudio di via Garibaldi, fucina di molti cantautori dei primi anni '70. Nato il giorno 8 marzo 1949 a Roma in via Zara, quartiere Trieste, Antonello Venditti fu indirizzato giovanissimo dalla mamma, Wanda Sicardi, professoressa di latino e greco, allo studio del pianoforte. Ma lo studio troppo accademico dello strumento nonché una nonna troppo apprensiva, lo spinsero ad abbandonare presto il pianoforte.

Approda al Folkstudio durante gli anni del liceo (il "Giulio Cesare") inizialmente come spettatore, poi proponendo un proprio repertorio, le cui canzoni di punta erano "Sora Rosa" (dedicata alla nonna) e "Roma Capoccia", entrambe scritte all'età di 14 anni. E' durante gli anni del liceo che incontra due futuri artisti: Francesco De Gregori e l'attore e regista cinematografico Carlo Verdone, con cui rimarrà sempre grande amico e collaborerà artisticamente (Venditti ha inciso la colonna sonora di "Troppo forte" e Carlo Verdone ha suonato la batteria in due album di Venditti, "Venditti e segreti" del 1986 e "Prendilo tu questo frutto amaro" del 1996).

Pubblica il suo primo album nel 1972, "Theorius Campus", in condominio col suo amico di sempre, Francesco De Gregori, spartendosi le due facciate del disco, la prima di De Gregori, la seconda di Venditti, nella quale compaiono le già citate "Sora Rosa" e la più nota "Roma Capoccia".

Vive artisticamente gli anni '70 con grande fermento e partecipazione pubblicando quasi un album l'anno, e diventando uno dei maggiori capisaldi della musica d'autore italiana. Bisogna riconoscere ad Antonello Venditti un grande merito: quello di essere stato il primo cantautore italiano, a parlare con la musica di politica ("Compagno di scuola"), di droga e di sesso ("Lilly"), in un periodo particolare com'è stato quello degli anni '70. Argomenti, questi, che hanno portato anche a scomode conseguenze per lui. Ricordiamo infatti la denuncia per vilipendio alla religione di stato nel gennaio 1974 per la canzone "A Cristo", eseguita in pubblico al Teatro dei Satiri di Roma, e per la quale Venditti fu processato.

Indubbiamente più romantici e sentimentali gli anni '80, dove si vede un Venditti che cambia anche per motivi personali (il matrimonio con l'attrice Simona Izzo, è durato solo 3 anni) e volge la sua attenzione nei confronti del sentimento. Questo è il periodo della fama: aiutato sicuramente dalla passione per il calcio e per la sua squadra - la Roma - grazie al concerto al Circo Massimo con il quale Antonello Venditti festeggia il suo secondo scudetto e al quale parteciparono 250.000 persone, aumenta sensibilmente la sua notorietà.
Per l'occasione Venditti scrive "Grazie Roma" ancora oggi canzone di chiusura di ogni partita della squadra allo stadio Olimpico.

Tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 Venditti incide album bellissimi che lo riportano in vetta alle classifiche, come agli esordi. "In questo mondo di ladri" del 1988 e "Benvenuti in paradiso" del 1991 arrivano a vendere circa un milione di copie, grazie anche a bellissime canzoni d'amore come "Ricordati di me" ed "Amici mai".
Anche la fine del millennio porta buone novità in ambito lavorativo e non. L'8 marzo 1999, festeggia all'università La Sapienza di Roma i suoi 50 anni, e con l'occasione ritira il diploma di Laurea in Giurisprudenza, conseguita nei primi anni '70.
Il nuovo millennio si apre con delle altre belle novità. Nel 2001 la Roma Calcio vince il suo terzo scudetto e Antonello non ci pensa un attimo a presentare una nuova canzone per una festa, come nel 1983 al Circo Massimo. Alla performance parteciparono un milione di fan circa, a dimostrazione della notorietà e della rilevanza che il cantautore ha sulla scena della musica italiana.

Passano solo due anni, e nel 2003 esce un nuovo album. E' la volta di "Che fantastica storia è la vita" che sintetizza in otto canzoni la genuinità del cantante romano. Un album importante che ha come leit-motiv l'amore per la vita, che ogni uomo non dovrebbe mai abbandonare. Tra le canzoni presenti nell'album, ricordiamo oltre all'omonima, "Con che cuore" e "Lacrime di pioggia", con risvolto sentimentale, "Ruba scritta" nel 1968 e pubblicata solo da Mia Martini negli anni '70, "Il sosia" e "Non c'è male" con sfondo la politica di oggi e del passato.

Nel 2004 registra un album presso gli studi di Cinecittà a Roma, a seguito di vari incontri con gli studenti del Campus.
Nasce "Campus live", nel quale l'unico inedito è la versione in musica di "addio mia bella addio", la poesia risorgimentale di Carlo Alberto Bosi.
Novità dell'album è l'assenza del pianoforte: dopo tanti anni, Venditti lascia la parte di " one man band", facendo il cantante
di un gruppo di musicisti.

FONTE: Roberto Corda
postato da: robertoroma alle ore 11:48 | Permalink | commenti
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lunedì, 23 gennaio 2006

Ricordo di Rino Gaetano


Rino GaetanoA volte il destino pare faccia scherzi che sembra riescano perfettamente.

Ed è stato proprio il destino a, o forse una strana coincidenza a far si che una notte, la tanto amata notte, quella del 2/6/1981, fu fatale a Rino Gaetano.

E già, perché Salvatore Antonio Gaetano, detto Rino, amava vivere di notte tant’è che veniva chiamato dai suoi amici e colleghi, "dracula".

Rino Gaetano era un cantautore particolare.

Nato a Crotone, in Calabria, nel 1950, e trasferito a Roma con la sua famiglia giovanissimo, entrò presto nel giro della Scuola Romana.

Ma benché amico dei vari De Gregori, Bassignano, Locascio e Venditti, Rino decise di restare fuori dal giro, come gli stessi citati artisti affermano.

Rino Gaetano amava la notte. Chi fece tournèe con lui, in giro per l’ Italia, disse che Rino non si faceva vedere di giorno, che si eclissava per riapparire la sera.

Come purtroppo accadde per molti altri personaggi, il mito di Rino nasceva contemporaneamente con la sua scomparsa.

E già, nonostante riuscì a pubblicare sei LP in sei anni, il primo nel 1974, l’ultimo nel 1980, Rino Gaetano divenne, e lo è tutt’ora, colonna portante della musica d’autore italiana solamente dopo la sua morte.

Ho nominato il destino, e a proposito di questo volle che la scomparsa di Rino Gaetano fu simile a quella di un suo mito, il grande Fred Buscaglione, anche lui morto molti anni prima in un incidente stradale nel quartiere Parioli, nel cuore di Roma.

L’artista Rino Gaetano, può essere considerato una variabile impazzita della musica d’autore italiana. Un cantante che, sempre con il sorriso stampato in viso, prendeva in giro tutti, facendosi però ben volere.

A distanza di ventidue anni dalla sua scomparsa, la stella di Rino Gaetano splende nel cielo, nel suo cielo che ahimè non è più blu come una volta.

Ciao Rino!

[Roberto Corda]

postato da: robertoroma alle ore 12:13 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 27 gennaio 2006
   Recensione dell'album "Che fantastica storia è la vita"  (2003)


Gli anni dispari sembrano portare fortuna ad Antonello Venditti, che dopo “Antonello nel paese delle meraviglie” del ’97, “Good bye 900” del ’99, “Che c’è” del 2001, esce, il 3/10/03 con un nuovo album di inediti..

E’ la volta di “Che fantastica storia è la vita”, album che vede un ritorno ai tempi più sentimentali dell’autore romano che sembra aver ritrovato (anche se nonno da un pezzo) una seconda giovinezza.

La canzone che da il titolo all’album, effettua un excursus della vita del cantautore, dai difficili rapporti, in gioventù,con i genitori, fino ad arrivare,oggi, ad una matura riflessione: quando crediamo che sia finita, che non ci sia più niente da fare, è proprio in quel momento, che dietro l’angolo ci attende una buona notizia o un dolce evento.

Non mancano la polemica e la politica in quest’ultimo lavoro: “il sosia” , con riferimenti al premier Berlusconi e “Non c’è male”, ricordo di vecchie feste dell’Unità.

Naturalmente filo conduttore dell’album anche stavolta è l’amore, con “estate rubino” e “con che cuore” che sarà una delle colonne sonore del prossimo film di Pieraccioni “Il paradiso all’improvviso” .

Impreziosisce l’album una partecipazione del suo grande vecchio amico De Gregori in “Io e mio fratello”.

Nel complesso  un bell’album, la solita gran bella voce e ottimi contenuti.

Un affettuoso bentornato sulle scene ad Antonello. 
postato da: robertoroma alle ore 17:59 | Permalink | commenti (1)
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